ELEGIA DI UN DIVORZIO

Tra poco arriva un giorno definito

e firmeremo un patto rovesciato,

d’accordo ci lasciamo andare via

ed il fiume degli anni condivisi

troverà diga ed argine di legge.

Così ti scrivo, Amore, un carme stanco

che si trascina ancòra

fra le pieghe dei versi e del tempo

tutta l’eco fragrante del bene

che ci ha sostenuti alla vita.

Poi si perde la trama di un canto

e s’alzano giornate più stonate

e insieme non si trova uno spartito

con cui ricostruire un’armonia.

Così ti lascio andare

– e tu mi lasci –

trattenendo nel cuore l’incanto

di quando volli averti accanto a me,

e la vanga dei giorni

ha fatto una trincea

dove il male è sepolto e traspare

invece la dolcezza degli abbracci

di quando ridevamo innamorati

e credetti di averti compagno

fino alla fine umana dei miei giorni.

Non è luogo

fra i versi

per scuse,

ma ti chiedo per l’ultima volta

il perdono più tenue

per non aver tenuto fede al patto.

Sono vuote per me

le praterie celesti

e non ho dei che posso aver tradito:

ma quell’uomo che tanto tanto volli

so di averlo lasciato da solo.

Così ancora ti parlo d’amore,

di un amore indifeso e perduto

che noi non sapevamo custodire,

in questo giorno folle

in cui darò suggello

al mio dolore.

Al tuo non so, non chiedo, e forse penso

che i fiumi di montagna

ti abbiano cullato in altri mondi

dove i ricordi

non faranno male.

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